domenica 5 febbraio 2017

Storia di una strega procace e dell'ermafrodito che la mandò all'inferno


Sulla collina dei megaliti


Tra Giuggianello, Palmariggi e Minervino, vi è un’acropoli naturale chiamata Collina dei fanciulli e delle Ninfe. Ivi sorgono megaliti naturali dalle forme bislacche, ognuno dei quali ha un nome legato alla sua leggendaria origine. Letto della vecchia, Piede di Ercole, sono i nomi di alcune delle sculture naturali. C’è chi ne lega l'origine riferendosi alle lotte di Eracle coi giganti, chi narra storie di streghe perfide… Io la vicenda, la so in questo modo, e fedelmente ve la racconto:


Gli amori della vecchia



In quel tempo, boschi dominavano le terre di cui ora sono padroni gli ulivi. Tra tre villaggi, nel cuore del Salento, ne sorgeva uno molto fitto, che occupava con querce e lecci una dolce collina. I viandanti a volte vi si avventuravano poiché i suoi sentieri erano una scorciatoia tra i centri abitati. Molti di loro, alla fine del viaggio, giuravano di non voler mai più mettervi piede. Nessuno di essi, però rispondeva alla domanda più naturale del mondo: perché?

Sembrava che avessero fatto tutti un voto di silenzio. Ma così sicuri del loro segreto durante le ore di luce, gli uomini, si sa, quando cala il sole e cala il vino nei bicchieri, ben presto sciolgono le loro lingue pettegole. Così iniziarono a girare delle voci; voci che bisbigliavano di una ninfa bellissima, che si aggirava tra gli alberi e seduceva i viandanti. E fin qui niente di troppo spiacevole.
La donna, però, al culmine dell’atto si tramutava in una vecchia dall’orribile aspetto, con la bocca priva di denti ma fornita di una lingua nera e biforcuta.
Quei poveretti si ritrovavano a giacere, insomma, con una strega dal fetore insopportabile e dalla pelle flaccida e appiccicosa come un tronco marcio. Incastrati nell’amplesso nauseabondo, incapaci di divincolarsi sotto le forti cosce dell’orrida creatura, i malcapitati erano costretti a giurare di non raccontare nulla dell’accaduto, altrimenti lei avrebbe scagliato su di essi e sulle loro famiglie una tremenda maledizione.

Ci volle poco, perché il bosco fosse abbandonato da ogni persona sana di mente. La strega non fu felice di questo, venute a mancare le sue occasioni di divertimento. Sprofondata nella più nera solitudine, cantò la sua maledizione, e poiché non sapeva quale degli uomini avesse parlato, li maledisse tutti.

La pestilenza arrivò in un giorno di scirocco, che la diffuse così velocemente, che i tre villaggi presto furono completamente ammorbati. Si trattava di una malattia dell’anima e del corpo, che colpiva solo i maschi, risucchiandogli lentamente la vita e lasciandoli deboli e intorpiditi nei loro letti a vegetare.



Le donne all'Assemblea



Le donne, rimaste sole alla guida dei villaggi, si incontrarono nelle rispettive chiese. I tre gruppi presero la stessa decisione, ovvero di inviare un’ambasciata alla strega. Ogni villaggio scelse la donna che riteneva più adatta alla negoziazione e la spedì nel bosco con un tozzo di pane, una noce e molte preghiere. Giunte al centro della collina, le tre donne si incontrarono e si riconobbero. Il primo villaggio aveva inviato la più giovane moglie, il secondo aveva mandato la più giovane vedova e il terzo era rappresentato dalla moglie più anziana.

Attirata dall’odore di carne umana, seppur femminile, la striara non si fece attendere. Comparve dall’ombra degli antichi lecci in tutta la sua bruttezza, emanando un lezzo di pesce morto e vapori infernali. Cosa posso fare per voi, sventurate?
Per tutte, parlò la più vecchia: rivogliamo i nostri uomini. Ci sono lavori da mandare avanti, case da costruire, aratri da riaccomodare, figli da fare e guerre da combattere. Ci servono gli uomini e ci servono forti e sani.
La strega rispose: siete sicure di non voler fare a meno dei vostri maschi, che vi comandano, vi tradiscono, vi maltrattano e per sé tengono il governo delle cose? Non siete più libere senza le loro angherie?
A questo rispose la giovane vedova: Come ti ha detto la più saggia di noi, i nostri uomini ci servono.
E aggiunse la terza emissaria: li rivogliamo, così come erano. Ora tutto il lavoro grava su di noi e in più dobbiamo accudirli, sempre stanchi e malaticci. Restituiscici i nostri uomini, se davvero ti piace di darci la libertà. Falli tornare sani e ci avrai liberato da loro.
La strega rimase in silenzio. Roteava gli occhi opachi e mugugnava combattuta, poi si decise:
E sia. Ritirerò la maledizione, ma in cambio voglio che voi restiate qui come mie ninfe di corte e inoltre voglio che ogni anno mi sia tributato un fanciullo da ognuno de tre villaggi. Li ingrasserò e li userò per il mio trastullo. Alla fine di ogni anno li mangerò e i vostri villaggi ne invieranno altri tre.
E non pensate di potermi sfidare. Solo il tocco di una vergine può uccidermi e a nessuna vergine è consentito entrare nel bosco, pena la morte istantanea!

Le donne restituirono alle rispettive assemblee le parole della strega e come era prevedibile, i tre casali scelsero il patto come male minore.
Le tre ambasciatrici, seppur disperate per il destino funesto che le attendeva, come promesso all'aguzzina, tornarono sulla collina accompagnate dai giovani scelti a sorte nei tre villaggi. Per molti anni, i tributi furono pagati e gli abitanti vissero una relativa pace, seppur velata di terrore e angoscia. La serra prese il nome di “Collina dei fanciulli e delle ninfe”, perché nessuno voleva nominare la strega o farvi in qualche modo riferimento.
Non c’era modo di rompere il patto, non c’era modo di uccidere la strega, il futuro appariva cupo. Ogni madre temeva per la vita del figlio, perché ogni anno poteva essere l’ultimo.
Sembrava davvero che non ci fosse soluzione e invece la Natura decise di aiutare quei suoi poveri figli e compì un miracolo.

Meraviglia della Natura


Vi era una sola levatrice nella zona, che aiutava le donne di tutti e tre i villaggi. Era tenuta in grande considerazione per le sue arti mediche e le sue conoscenze della natura. Anni prima aveva fatto nascere Nicodemo, una creatura cui era stata concessa una deroga miracolosa. Nicodemo era nato con gli attributi sessuali maschili e anche femminili. Era, insomma, un ermafrodito o, come si usava dire allora, tra il popolo ignorante, un mostro. Ma la levatrice sapeva bene che all’origine della parola mostro, c’erano meraviglia e prodigio.
Nicodemo, comprese la donna, era un miracolo, regalo di Madre Natura e avrebbe ammazzato la strega.
La levatrice aveva coltivato questa idea fin dai primi momenti in cui aveva udito il vagito del bimbo e ne aveva parlato alla madre, spiegandole che non doveva addolorarsi per quell’esserino e che invece doveva considerarlo una benedizione e che il suo destino era di salvare tutti dal patto con la strega. Di comune accordo, le donne decisero di mantenere il silenzio sulla natura di Nicodemo, che crebbe come un maschio, nella consapevolezza della sua unicità ed educato in gran segreto alla sua futura missione. Ogni anno che passava il ragazzo diventava sempre più bello.
Il giorno in cui Nicodemo compì quindici anni, la levatrice si fece viva e disse che era il momento di prepararsi. L’anno stava per scadere e, come progettato fin dalla sua nascita, il giovane si sarebbe offerto volontario come tributo. La mamma del ragazzo, ancora una volta cercò conforto nella saggezza dell’anziana medica. Temeva per le sorti del figlio. Non devi avere paura – la rassicurò questa – L’incanto che la strega ha lanciato sul bosco verrà confuso dalla natura di Nicodemo e la megera non si renderà conto che il bellissimo ragazzo è allo stesso tempo una stupenda vergine, finché non sarà troppo tardi. Basterà che la sfiori e la strega verrà distrutta.
L’anno terminò e ogni villaggio mandò i suoi ragazzi nel bosco, accompagnati da amare lacrime e preghiere inutili. Nicodemo, come promesso, si era offerto volontario, lasciando a bocca aperta tutti gli abitanti del suo casale. Nessuno, tuttavia, osò opporsi a tale gesto, che liberava dall’angoscia madri e figli per un altro ciclo.
Giunti sul limitare del bosco, le ninfe, antiche ambasciatrici dei tre villaggi, accolsero i fanciulli con cibi prelibati e bevande gustose e profumate. La strega, come ogni anno passò in rassegna i giovinetti e fu immediatamente soggiogata dalla bellezza di Nicodemo. - Tu sarai il primo, ragazzo! - Sibilò tra le gengive nude, facendo guizzare la sua lingua nera. -  Raggiungimi nel mio letto. - E traboccante di lubrico desiderio, si avviò seguita dal giovane.
Quando Nicodemo entrò nella stanza, la megera chiuse la porta e lo invitò a togliersi i vestiti. Il suo corpo più putrido che mai fece impallidire la giovane vergine, ma la missione era l’unica cosa che contava. Si fece coraggio e si avvicinò al giaciglio da cui saliva l’olezzo nauseabondo della strega ivi distesa.
Nicodemo, con pazienza, si sfilò i calzoni e fin qui tutto bene per l’avida striara. Il ragazzo era ben in arnese e questo le piacque. Fu solo dopo aver aperto la camicia, che la vergine apparve in tutta la sua grazia. Due piccoli e graziosi seni svettavano sul petto di Nicodemo, che li sfoderò fiero, come due granate pronte a deflagrare.

La Natura conosce i suoi polli


La meraviglia della strega fu pari al terrore ma, vittima del suo stesso desiderio, volle toccare quel corpo meraviglioso, pur cosciente dell’ineluttabile. Morire così mi va più che bene, ragazzo. Avvicinati.
Quando Nicodemo uscì dalla camera da letto della strega, era tutto già compiuto e come nessuno insistette per conoscere i dettagli, allo stesso modo il ragazzo non volle mai raccontarli. Della vecchia che aveva ammorbato per anni il bosco, non restava che un vago fetore di fiori marci e presto anche quello svanì insieme alle mura che erano state la sua casa.
Un grosso masso spuntò dalla terra, dove una volta era stato il suo letto. Ancora oggi quel masso è lì, chiamato il letto della vecchia e svetta sulla collina come monito a governare cautamente quella nave alla deriva che trasporta i nostri desideri e i nostri istinti, perché anche il più potente vascello può affondare se si scontra con l’iceberg giusto.

Per informazioni più dettagliate sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe, vi rimando al nostro SITO
Se invece, non vedete l'ora di andare a ispezionare quel luogo magico, ecco la mappa!






Foto di Luigi Marzo

Foto di Luigi Marzo

foto di Luigi Marzo